Apertura del diaframma – numero di f

L’apertura del diaframma è uno dei tre pilastri della fotografia, come vedremo più avanti forse uno dei più creativi. Essa è indicata da un numero adimensionale che si ricava dividendo la lunghezza focale e il diametro dell’apertura effettiva, cioè l’apertura che delle piccole lamelle all’interno dell’obiettivo creano quando si scatta una foto.

Nell’ambito fotografico, tuttavia, il numero che si ottiene è preceduto da un simbolo e cioè f/. La progressione numerica segue una formula particolare: la potenza ad un numero progressivo della radice quadrata di 2. Si ottiene così la seguente scala di stop dell’apertura del diaframma, tenendo conto degli obiettivi sul mercato:
1.4;
2.0;
2.8;
4.0;
5.6;
8.0;
11.0;
16.0;
22.0.

Vi sono anche dei valori intermedi, detti ad un terzo di stop, tra un valore ed un altro. Per esempio tra f/ 2.8 ed f/ 4.0 esiste anche f/ 3.2 ed f/ 3.5. Questo valore è già molto comune tra gli obiettivi in quanto è il valore minimo dell’obiettivo dato in dotazione con la maggior parte delle macchine fotografiche.

La quantità di luce tra uno stop ed un altro varia per un fattore di due: cioè un’apertura di f/ 2.8 farà attraversare il doppio della quantità di luce rispetto ad un’apertura di f/ 4.0.

Occorre prestare attenzione su come varia il numero e l’effetto che produce. Maggiore è il numero di f/, minore sarà la quantità di luce che passerà attraverso l’obiettivo e raggiungerà il sensore. Dunque se si scatta in ambienti poco luminosi si dovrà “aprire” il diaframma, diminuendo il numero di f/, permettendo così una maggiore quantità di luce. Al contrario, quando ci troviamo in ambienti luminosi si potrà “chiudere” il diaframma, aumentando il numero di f/, in modo da vietare l’ingresso di troppa luce nell’obiettivo.

Le aperture di diaframma da utilizzare variano in base alle condizioni di luce in cui ci si trova.

Se il soggetto è poco illuminato, e lo si vuole immortalare, il massimo valore consigliato che si può utilizzare senza incappare in altri problemi, è f/ 5.6, anche se con certi limiti di sensibilità ISO e tempo di esposizione.

Se il soggetto invece è molto ben illuminato, dunque ci si trova in pieno giorno, numeri compresi tra f/ 4.0 ed f/ 11.0 sono ottimi.

All’incipit dell’articolo ho scritto che l’apertura del diaframma è uno dei pilastri più creativi della fotografia. Per quale motivo? L’apertura del diaframma, difatti, non controlla solo la quantità di luce che raggiunge il sensore, ma, date le caratteristiche ottiche, ha una marcata influenza sulla profondità di campo. La profondità di campo è la zona intorno al nostro soggetto che è messa a fuoco, cioè è ben nitida. Essa è in gran parte influenzata dall’apertura del diaframma, ma vi è il contributo della lunghezza focale a cui stiamo scattando e la distanza del nostro soggetto dal piano focale della macchina fotografica.

In tutte le fotocamere DSLR, e le più avanzate compatte vi è una modalità denominata “A” oppure “Av”, in base ai vari produttori. Stanno per “apertura” o “valore di apertura”, in italiano, e con questa modalità sarete VOI a determinare l’apertura del diaframma, mentre la fotocamera deciderà il resto. Questa modalità è leggermente migliore della modalità in cui decidete solo il tempo di esposizione. Questo perché avrete un controllo più estetico della vostra foto. Per molti fotografi questa è una modalità molto diffusa.

Lasciate pure un commento se non vi è chiara qualche cosa, altrimenti se vi è stato utile per favore mettete mi piace e condividetelo in modo che altre persone possano usufruirne!

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