La mia nuova gestione dei dati digitali.

Dal primo articolo sulla gestione dei file generati dall’uso di fotocamere digitali sono passati due anni ed è giunto il tempo di aggiornare quel sistema che avevo creato. In realtà pensavo già da un po’ di tempo di attuare un nuovo metodo, soprattutto dopo aver visto i video di Linus Tech Tips sul progetto “Petabyte” (chi non vorrebbe una cosa del genere???), ma non avevo avuto ancora l’occasione.
Questa si presentò lo scorso novembre quando il mio vecchio computer decise di trasformare tutti i toni scuri in verde brillante: era giunta l’ora di un nuovo computer. Già lì i primi problemi: quanto spazio di archiviazione scegliere? Apple, infatti, scegliendo di saldare tutti i componenti sulla scheda madre, offre degli spazi di archiviazione a prezzi ridicolmente altissimi. Si arriva, al momento in cui scrivo questo articolo (settembre 2019) a €1680 in più per avere 4TB. Certamente si tratta di uno spazio di archiviazione molto veloce (oltre 2 GB/s sia in scrittura che in lettura), ma il prezzo è un vero salasso. Inoltre, qualora dovesse succedere qualsiasi cosa, quei terabytes non sarebbero più utilizzabili. Nel frattempo avevo tre hard disk diversi, da 1, 3 e 4 terabytes, che erano sempre più pieni e un nuovo hard disk stava diventando necessario. Anzi due, per creare un minimo di backup.

Pertanto, in questi mesi, ho realizzato il mio nuovo sistema di archiviazione e gestione dei dati in maniera più consona alle mie esigenze. Avverto subito che il costo totale si aggira al costo chiesto da Apple, ma in compenso ho diversi vantaggi tra i quali:

  • completi backup e ridondanza dei dati;
  • possibilità di utilizzare l’archivio con più computer nel tempo;
  • possibilità di aumentare lo spazio di archiviazione in base alle mie esigenze.

Questi vantaggi giustificano, per me, il sistema realizzato. Ma qual è questo sistema e come funziona? Quali sono stati i criteri presi in considerazione?

Il sistema è così composto:

Nel prossimo futuro aggiungerò anche una nuova enclosure per due dischi da utilizzare con Time Machine per il mio computer, ma vi aggiornerò quando sarà realizzata.

Alcuni di voi si chiederanno perché non un NAS? Il Network Attached Storage è un computer dedicato esclusivamente alla gestione dei dati. Collegato al modem di casa, permette a più utenti, in diversi luoghi del mondo, ad accedervi per scrivere o leggere i dati su/da esso. È un’ottima soluzione, se appunto vi sono più persone che hanno bisogno di un grande spazio di archiviazione oltre ad accedere agli stessi dati simultaneamente. Quindi ottimo per nuclei familiari, per diminuire le spese di archiviazione dei singoli dispositivi, o per le aziende dove gli impiegati hanno bisogno di grandi spazi di archiviazione o di accedere agli stessi file in contemporanea. I miei dati non sono usati da più persone, né ho altre persone che necessitano di usare i miei file, pertanto la scelta più opportuna da fare è un DAS: Direct Attached Storage, archiviazione collegata direttamente al computer. Quale scegliere?
In commercio esistono diverse opzioni, più giù troverete delle valide alternative che tenevo sott’occhio, ma il mio modo per scremarle si è basato innanzitutto sulla connettività offerta. Il mio nuovo computer monta quattro porte Thunderbolt 3, quindi perché non sfruttare questa connessione per un sistema di archiviazione che sia in funzione per almeno un decennio? Ovviamente l’USB 3 (nelle sue declinazioni) rimane una pur valida opzione, soprattutto per chi non ha particolari esigenze di velocità di trasferimento dei dati.
Da considerare è anche l’utilizzo di questo alloggiamento: hardware RAID o software RAID? Con RAID si intende la possibilità di unire più dischi per creare un unico volume utilizzabile che abbia più o meno ridondanza dei dati. Per esempio con RAID 5, a prescindere dal numero degli hard-disk utilizzati, si può perdere solo un disco senza compromettere nessun dato. Il RAID si può creare o tramite un interruttore, presente nell’enclosure desiderata, o tramite un software. Nel primo caso, l’enclosure costerà di più, rispetto alla controparte senza quell’interruttore, ma non offre alcuna protezione da un azionamento accidentale dell’interruttore: in quel caso perdereste irrimediabilmente tutti i dati. Con un RAID realizzato attraverso un software, invece, l’alloggiamento costa di meno, con una spesa in più per un buon software, ma avrete la sicurezza di un software che monitorerà la salute del sistema RAID, avvertendovi per tempo se un disco presenta delle anomalie, o anche proteggendo il volume da formattazioni accidentali! La mia scelta è stata sul RAID di tipo SOFTWARE!
Infine un’altra considerazione è stata il fattore forma: poiché si trova su una banale e semplice scrivania, lo spazio disponibile non permette l’utilizzo di una enclosure troppo grande o che si sviluppi troppo in larghezza.
La scelta è dunque ricaduta sul modello proposto da Akitio, Thunder3 QuadX. Può ospitare fino a quattro hard disk da 3.5″, con possibilità di usare anche degli SSD (anche se consiglio, in questo caso un altro modello: vedi sotto!). Offre ben due ingressi Thunderbolt 3 con la possibilità di estendere fino a 5 dispositivi nella modalità “daisy-chain”, cioè collegati uno attraverso l’altro (l’utilità di Thunderbolt 3, oltre alla velocità massima teorica di 40 gigabit/s). In più vi è un ingresso DisplayPort, per un eventuale secondo monitor, magari in futuro.
Il costo oscilla su Amazon tra i 450 e i 550 euro: caro, certo, ma in parte giustificato dalla presenza della connessione e poi dalla costruzione interamente in alluminio che aiuta a dissipare il calore generato dagli hard-disk. Su questo modello ci sarà una recensione dedicata: iscrivetevi per non perderla!

Scelto l’alloggiamento opportuno, quali hard-disk utilizzare? Nonostante non sia un NAS, gli hard-disk da comprare sono commercializzati per uso nei NAS. Cosa significa? Ebbene, gli hard-disk sono letteralmente dei dischi rigidi che ruotano a velocità superiori a 5400 giri al minuto, o circa 560 radianti al secondo. Per rendersi conto: se ci trovassimo sull’estremità del disco, ci muoveremmo a una velocità di circa 17 m/s o circa 60km/h. Insomma, per una cosa molto piccola, va molto veloce!!! Questo comporta delle vibrazioni tali che tutto l’assemblaggio dell’hard-disk ne risente. Figuriamoci se mettiamo più dischi insieme, uno vicino all’altro. Le vibrazioni di uno possono danneggiare quello vicino, facendoci perdere i dati. Per fortuna l’ingegneria viene in nostro soccorso ed ecco degli hard-disk specificatamente progettati per essere utilizzati in questi sistemi. Tra i due più grandi marchi essi sono chiamati: WD Red, o Seagate Ironwolf. Sono pressoché identici, e possono essere usati in alloggiamenti che ospitano fino a 8 hard-disk. Se scegliete una enclosure con più di 8 alloggiamenti, allora la scelta deve ricadere sulle denominazioni che aggiungono la parola “PRO”. La differenza sta in una maggiore affidabilità per quel tipo di archiviazione, oltre a una garanzia di 5 anni, anziché tre. Occhio: su Amazon io ho acquistato degli hard-disk che sono ODM-OEM. Cosa significa? Un costo inferiore, ma anche una garanzia inferiore: due anni anziché i tre. Sono in tutto e per tutto dei dischi originali WD, tuttavia essi sono costruiti per essere utilizzati in prodotti di altri marchi e non necessariamente venduti al dettaglio. Per rivendicarsi, il produttore non riconosce la garanzia che offre al prodotto “originale”, ma per fortuna, grazie all’Unione Europea, il venditore comunque è tenuto a riconoscerci una garanzia di due anni. Ricordate: cambia soltanto l’etichetta, ma il prodotto è praticamente identico al suo interno, quindi non abbiate paura! Altrimenti siete comunque liberi di spendere un po’ di più per avere un prodotto con tre anni di garanzia. La scelta è la vostra.
Così come è vostra la scelta sulla capacità degli hard-disk da usare. Voi infatti conoscete quanto spazio vi servirà nei prossimi anni, quanto ne avete occupato finora, e cosa volete creare. Per esempio, io ho creato un RAID 5, che mi permette di perdere fisicamente un hard-disk e continuare ad avere tutti i dati al sicuro. Lo svantaggio è che si perde l’archiviazione pari a un hard-disk, appunto, nel totale nominale. Quindi con quattro hard-disk da 6 terabytes, anziché avere a disposizione 24 terabytes, ne ho 18. Se usate hard-disks da 2 terabytes, avrete 8 terabytes nominali, ma utilizzabili 6 terabytes. La formuletta, semplice, è S=C*(n-1), dove S sta per spazio disponibile, C è la capacità di ogni singolo disco, n il numero totale dei dischi.

Il terzo componente è il software per gestire l’alloggiamento e i dischi. Su Windows, ammetto la mia totale ignoranza e vi invito a commentare eventuali soluzioni che possono essere d’aiuto. Su macOS, invece, il discorso necessita di una breve premessa. Il sistema operativo di Apple permetteva di realizzare dei volumi RAID, sebbene limitati a RAID 0 o RAID 1 (parlerò meglio dei RAID nella recensione del software che utilizzo). Poi è stata eliminata e non pare che ritornerà nel prossimo futuro. A questo punto si affianca e viene in soccorso Softraid. Disponibile con anche uno sconto per studenti consistente, 113 euro anziché 163 euro, questo software permette di realizzare volumi RAID in varie tipologie. Ma non solo. La funzionalità più importante è quella di verificare un disco molto approfonditamente e monitorare la sua salute, avvertendo qualora qualcosa non funzionasse a dovere. Tutti conosciamo la gentilezza dei corrieri: avere degli oggetti delicati come gli hard-disk sballottati in un furgone non è proprio un bel pensiero. Ebbene con Softraid, prima ancora di affidare a quell’hard-disk un importante compito, possiamo verificare se vi sono settori danneggiati. Questo procedimento, chiamato certificazione, richiede un bel po’ di tempo. Per un hard-disk da 6 terabytes aspettatevi tre giorni, prima che il processo finisca. Per un hard-disk da 2 terabytes dunque sono necessarie 24 ore. Ma è un’attesa che può salvare il vostro lavoro e i vostri file. “Better safe than sorry” dicono gli inglesi: non c’è motto migliore.

Il sistema di archiviazione è completo, ma, con un peso che si aggira intorno ai 7 chilogrammi, non è proprio un sistema portatile. Uno svantaggio, soprattutto per chi, come me, viaggia spesso. Eppure i 512 gigabytes del mio computer sono a malapena sufficienti. Cosa fare? Per avere uno spazio d’archiviazione portatile sempre a disposizione, la soluzione è il Samsung T5, con capacità da 250GB, 500GB, 1TB, 2TB e connettività USB-C con velocità di trasferimento fino a 10Gbps. Ma come, potreste chiedermi, non prendi un SSD con Thunderbolt 3? No, perché per i file che utilizzo è più che sufficiente l’USB 3.1 2nd gen. E poi, a parte il costo proibitivo di SSD portatili con Thunderbolt 3, ciò che mi interessa è avere una buona capienza a un prezzo non esagerato per un’archiviazione temporanea. Tutti i file, comunque, andranno nel sistema RAID. Il modello che ho scelto è quello da 1TB: non tantissimo, ma sufficiente per le mie esigenze.

Chi è attento noterà sicuramente che, nonostante il sistema RAID, che mi protegge dalla rottura di un solo hard-disk, non sono protetto da eventuali rotture multiple, o anche da cancellazioni accidentali dei file. Insomma: ho solo una copia di ogni file, quando la norma sarebbe di avere almeno due copie! Acquistare altri hard-disk con una nuova enclosure è, al momento, fuori discussione. Per fortuna esiste internet e con esso Backblaze. Backblaze è una compagnia di archiviazione cloud con un servizio impeccabile. Al banalissimo costo di circa 6 dollari al mese, vi permette di fare il backup completo e illimitato di un vostro computer. Sì, avete capito bene: ILLIMITATO! Tutti gli hard-disk che possono essere collegati al vostro computer possono essere facilmente caricati sul loro sito, ovviamente con alti livelli di protezione, a soli 6 dollari al mese, poco meno di 5,5 euro! La sottoscrizione può essere anche annuale o, come nel mio caso, biennale, al costo rispettivamente di 60 dollari e 110 dollari (più IVA!!! Mannaggia all’Italia!!!). Si installa un piccolo software che automaticamente carica online tutti i file che desiderate caricare e nella pagina personale si possono recuperare i file, in base alla data di interesse. Insomma il meglio di un backup: automatico e continuo! L’unica pecca di questa soluzione è che appunto dipendente dalla connessione Internet. A Caltabellotta, provincia di Agrigento, dove esiste solo l’ADSL, ho impiegato circa 9 giorni per caricare 50GB di file, mentre a Torino, con la fibra, in circa 2 giorni ho caricato oltre 400GB di documenti vari. Per tutto l’archivio si prospetta circa una settimana. Vale la pena? Considerando che posso comunque scaricare i file ovunque nel mondo e che, offrono anche la possibilità di riavere tutto l’archivio su degli hard-disk gratuitamente (se rispedite indietro gli hard-disk), sì, senza ombra di dubbio. Mi risparmio altri mille euro per una seconda copia!

Insomma, era un sistema a cui pensavo da almeno due anni e finalmente sono riuscito a ottenerlo, e i miei dati sono tutti al sicuro, anziché suddivisi in vari hard-disk senza alcuna ridondanza.

Alternative.

Come promesso ecco eventuali alternative. Queste sono ed esclusivamente sull’alloggiamento per gli hard-disk: per quest’ultimi, infatti, non vi posso dare alternative perché gli unici hard-disk da utilizzare sono quelli già citati. Alcuni, in realtà, usano anche hard-disk non progettati per stare gli uni accanto agli altri, ma, nonostante abbiano avuto fortuna, il loro tempo prima di una rottura è minore e scorre più velocemente di chi usa gli hard-disk progettati per il NAS. Infatti non è una questione sul se accadrà una rottura di un hard-disk: come il terremoto, è una questione di quando. È certo che accadrà, e che, ogni giorno che passa, si ha un giorno in meno per mettersi al sicuro. Meglio iniziare il prima possibile.
Per quanto riguarda gli alloggiamenti, invece, prima del Thunder3 QuadX di Akitio, tenevo sott’occhio il Fantec QB-35US3-6G, a un terzo del prezzo dell’Akitio, offre la connettività USB 3.0, sufficiente per tutti gli usi generali, e ottima per gli studenti. Sono disponibili anche le versioni per due hard-disks o anche per 8 hard-disks, e, di ognuna di esse, vi è la controparte con hardware RAID.
Se invece volete la connessione Thunderbolt 3 e avete più spazio, e più denaro, allora il Terramaster D5, fa al caso vostro: oltre alle stesse connessioni dell’Akitio, ha uno slot in più, ospitando fino a 5 hard-disks. Se è popolato con hard-disk da 6 terabytes WD Red, in RAID 5 si potranno avere fino a 24 terabytes, anziché 18.
Oppure esiste la versione con USB 3.0 tipo C, con hardware RAID, ma solo su 2 hard-disks anziché tutti i 5, di Terramaster D5-300C
Volete il massimo della velocità? Vi suggerisco, sempre da Akitio, il Thunder3 Quad Mini, anche se non è attualmente su Amazon.
Per un NAS, invece, consiglio uno qualsiasi dei QNAP.


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