La Stazione Spaziale Internazionale

La si vede sfrecciare quasi ogni mese nel cielo, quando il sole è appena tramontato o quando non è ancora sorto. Nata alla fine degli anni ’90 per servire da avamposto per future ricerche e voli spaziali, la Stazione Spaziale Internazionale è un gioiello dell’ingegneria. Alcune sue parti sono state costruite a Torino, ed ad oggi ha visto circa 50 missioni spaziali con astronauti anche italiani. Essa può essere fotografata in maniera molto semplice, ma occorre un minimo di preparazione. Eccovi dunque una breve guida su come assicurarvi qualche scatto della Stazione Spaziale Internazionale.

The International Space Station crossing the sky.

Quando e come individuare la Stazione

La Stazione, sebbene di dimensioni importanti, sfreccia a circa 28000km/h ad una quota di 400km dalla superficie terrestre. Tradotto significa che ciò che vediamo è un punto ben definito molto luminoso che sfreccia sulle nostre teste. La si riesce ad individuare grazie alla luce riflessa dai suoi enormi pannelli solari che riflettono parte della luce sulla Terra. Date le particolari condizioni essa può essere vista ad occhio nudo nelle due ore che anticipano l’alba o che seguono il tramonto. In questi momenti il Sole è sotto l’orizzonte, ma i suoi raggi incidono i pannelli solari ad un angolo ottimale per avere la massima riflessione. Durante il giorno, o nella notte, essa è invisibile all’occhio umano, ma se passa prospetticamente di fronte al Sole od alla Luna, la si può osservare. (Attenzione: mai osservare il Sole ad occhio nudo, in quanto possono avvenire gravi danni alla vista. Con gli appositi filtri è possibile tuttavia fotografare ed osservare il Sole ma mai guardando direttamente in un mirino, sia esso quello della fotocamera o di un telescopio. Queste precauzioni sono da accantonare quando si osserva la Luna.) Il passaggio sul disco solare o lunare è tuttavia un evento raro in base alla posizione in cui ci si trova, a meno che non si accetti di spostarsi anche di centinaia di chilometri per una posizione migliore. Avendo delle elementari basi di orientamento terrestre, sapere individuare i punti cardinali, e celeste, individuare delle costellazioni, viene in aiuto il sito di Heavens Above, che permette di conoscere i passaggi della Stazione Spaziale Internazionale, oltre a molti altri satelliti, una volta inserita la propria località. Questi vengono suddivisi in passaggi visibili ed invisibili, correlati entrambi da mappe celesti e terrestri che mostrano il percorso prospettico nel cielo, e l’orizzonte della Stazione Spaziale, cioè la circonferenza centrata sulla Stazione, entro cui essa è visibile. Se la propria località si trova oltre questo raggio, allora la Stazione è al di sotto del proprio orizzonte, pertanto non visibile.

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Noti gli orari ed i punti del passaggio della Stazione possiamo procedere a fotografarla.

Attrezzatura

Prima di partire per raggiungere il luogo dell’osservazione, che deve assicurare un orizzonte libero da eventuali ostacoli permettendo il massimo della visibilità, assicuratevi di avere un’attrezzatura base. Ovviamente la fotocamera con un obiettivo più grandangolare possibile. Questo perché la porzione di cielo che verrà percorsa dalla Stazione Spaziale è molto grande, e risulta essenziale avere un obiettivo che abbia una grande visuale di campo.
Assicuratevi di avere le batterie della vostra fotocamera ben cariche e portatene una di riserva. La durata dell’evento non è così lunga da far scaricare le batterie, ma raggiungere il luogo d’osservazione, soprattutto nelle ore più fredde, può nuocere alle batterie, che vanno tenute il più possibile al caldo durante il loro inutilizzo. Nulla può essere più frustrante di avere delle batterie scariche.
Il passaggio della Stazione Spaziale dura qualche minuto. La quasi totalità delle macchine fotografiche arriva a tempi di esposizione di soli 30 secondi. In questo lasso di tempo la stazione avrà percorso solo una piccola porzione del cielo, e non è sufficiente per lasciare una traccia soddisfacente sulla nostra foto. La soluzione è lo scatto nella modalità BULB, con l’aiuto di un telecomando esterno che vi permette di regolare la durata dell’esposizione. Oppure, o anche, di scattare una sequenza di foto mantenendo la stessa inquadratura, da incollare in seguito sul computer. Io uso TriggerTrap che è un’applicazione disponibile per qualsiasi dispositivo mobile che permette di controllare la fotocamera attraverso il cavetto speciale. In questo modo imposto più esposizioni di circa un minuto ciascuna, oppure un’unica esposizione di 4-6 minuti, in base al luogo d’osservazione. Ci sono anche soluzioni a prezzi inferiori per tutte le fotocamere.
Come avrete sicuramente intuito, i tempi di esposizione dell’ordine dei minuti richiedono assolutamente un treppiede solido e stabile, in grado di supportare al meglio la fotocamera e l’obiettivo. Infine una bussola può aiutarvi ad indivuare con assoluta correttezza le posizioni che la Stazione Spaziale Internazionale occuperà.

ISS Passage February 11th over Northern Italy.

Impostazioni e composizione

Giunti sul luogo di osservazione, cerchiamo una composizione in base al passaggio previsto. Sarebbe sempre ottimale inserire degli elementi terrestri per dare una misura delle dimensioni dell’evento che stiamo osservando, ma questo dipende dall’altezza sull’orizzonte che la stazione acquisirà durante il passaggio, e dalla nostra posizione. Quindi occorre giungere anticipatamente al luogo d’osservazione per provare qualche scatto composizionale. Una volta trovata la nostra composizione, ed avere ben fissato la fotocamera in quella posizione, pensiamo alle impostazioni. Prima di tutto il tempo di esposizione deve essere il più esteso possibile. L’ideale sarebbe della stessa durata del passaggio previsto. Se ciò non è possibile occorrerà fare più scatti in sequenza. Avendo scelto il tempo d’esposizione, impostiamo l’apertura del diaframma ad un valore medio, tra f/4.0 ed f/5.6. Sempre in base al passaggio, non occorrono obiettivi che hanno un grande diaframma, poiché la stazione può essere molto luminosa. Il valore determinante è la sensibilità del sensore che deve garantire una buona qualità dell’immagine, che non ci siano parti dell’inquadratura sovraesposte, e che le stelle siano ben visibili.

The Internation Space Station over Turin

Analizziamo più in dettaglio la situazione. La stazione è in movimento, e se paragonata alle stelle, sempre dal punto di vista terrestre, è molto veloce. La sua luce, seppur forte all’occhio umano, è debole sul sensore, in quanto occupa alcuni pixel per un tempo cortissimo: in pochi minuti percorre tutta la volta celeste visibile che tradotto significa una distanza di circa 3000 km! Quindi serve una sensibilità sufficiente che per il breve tempo che la stazione illumina ogni pixel, esso sia saturo di luce. Questo può far sovraesporre alcune parti dell’inquadratura, soprattutto se siamo in ambienti urbani, andando anche ad intaccare la porzione del cielo.

ISS passage over Torino, Italy.

Infatti possiamo benissimo scattare due immagini, una esposta per la Stazione, e l’altra per il paesaggio, e poi unirle insieme sul computer, ma se la sovraespozione è molto forte, anche la parte di cielo può essere irrimediabilmente intaccata. Per ultimo la qualità dell’immagine: certo tutti noi vorremmo delle foto prive di rumore digitale, ma è molto più importante avere una foto rumorosa, che nessuna foto. Tuttavia è un fattore che dovete tenere in considerazione. Pertanto è necessario fare qualche foto di prova per verificare le vostre impostazioni.
Assicuratevi infine che la messa a fuoco sia impostata manualmente all’infinito. Facendo le prove di scatto assicuratevi che le stelle più luminose appaiano ben nitide e non più grandi di come debbano essere. In alternativa si può mettere a fuoco automaticamente in un punto molto lontano da voi, ed a questo punto spegnere la messa a fuoco automatica.
Fate sì che quando rivedete la vostra foto sullo schermo della fotocamera, le zone sovraesposte vengano evidenziate. Qualsiasi fotocamera è in grado di fare ciò, ma vi rimando al manuale della vostra fotocamera e cercate “Highlight Alert” o simile, di solito nei menu di revisione dell’immagine.
Ovviamente scattate nel formato RAW, in quanto occorrerà comunque un tocco di sviluppo per migliorare qualsiasi imperfezione che non può essere evitata.

ISS on Perseid meteor shower and northern Milky Way.

Attenzione a

Ricordatevi che la migliore visibilità viene assicurata da cieli completamente tersi. Questi sono più comuni all’alba, quindi occorre svegliarsi con largo anticipo. Inoltre controllate le condizioni meteo. Se state considerando di fotografare il passaggio sui dischi solare o lunare, allora nessuna nuvola dovrà essere presente, e neanche durante un passaggio normale deve presentare nuvole. State sempre allerta nel posto dove siete e cercate sempre posti sicuri. Non vale la pena rischiare la propria sicurezza per una foto.

The International Space station over Palazzo Madama, Torino, Italy.

Per i più fortunati

Se vi trovate in un luogo dove la Stazione Spaziale Internazionale transita sul disco solare o lunare, procuratevi invece un obiettivo zoom, con l’eventuale filtro solare, e cambiate la modalità in video. Questo perché la Stazione Spaziale transiterà sul disco luminoso per pochissimo tempo ed a meno che non abbiate qualche nozione di programmazione, ed orari perfettamente sincronizzati, fare più scatti risulterebbe impossibile. In questa situazione è meglio registrare un video ad alto numero di immagini al secondo, ed un valore di tempo d’esposizione elevato (all’incirca 1/1000 di secondo), che, nonostante non sarà un video fluido, vi permetterà di prelevare delle immagini con la stazione spaziale perfettamente nitida.

International Space Station crossing the Moon

Suggerimenti di sviluppo

Anche con impostazioni ottime, i risultati direttamente dalla fotocamere sono meno che stellari. In qualsiasi software di sviluppo fotografico occorrerà ripassare i pixel che hanno immortalato la Stazione Spaziale aumentando la loro luminosità. In generale si dovrà correggere il bilanciamento del bianco, aggiungere del contrasto, rimuovere le aberrazioni cromatiche, ed infine aggiungere della nitidezza. Inoltre potete unire le varie foto scattate in sequenza, magari clonando quelle parti mancanti nel percorso della Stazione Spaziale.

Spero di essere stato chiaro ma se aveste dei dubbi non esitate a lasciare un commento! Se invece lo avete trovato utile, mettete mi piace e condividetelo, magari sarà d’aiuto anche ad altri. E se non volete perdere gli altri articoli sulla fotografia iscrivetevi alla newsletter!

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